Si potrebbe scrivere un libro intero su quanto sono sfortunato in Africa con il lavoro e i soldi. Avevo pianificato, e avevo già preso accordi con Kirill, che dal primo dicembre mi sarei trasferito da lui e, come pagamento per i restanti tre mesi e mezzo abbondanti, gli avrei lasciato il portatile e la macchina fotografica. Non se n'è fatto nulla. Ieri è diventato chiaro che a gennaio arriva sicuramente Sveta, la sua ragazza, per un mese. Lì, come potete capire, sarei fuori posto. Che fare? Con i miei penultimi soldi ho pagato l'alloggio di dicembre al padre di Shane. E gli ho detto che fino a febbraio, praticamente di sicuro, sono qui. Ho un'orribile voglia di andare a lavorare da «Mavericks»! E più si avvicinano i giorni di lavoro, più forte diventa il mio «non voglio!!!». Mercoledì ha chiamato Liza. Bisognava fare delle foto al lavoro di Edward, ma io avevo il turno al club. Lavoro solo due giorni a settimana ora da «Mavericks», e sono capitati proprio in quei giorni! E pensare che non servivano foto da un mese e mezzo! Oggi Liza ha richiamato! Mi ha invitato a fare foto al suo lavoro. Sono appena tornato. Ho accettato con gioia, senza nemmeno notare che avrebbero pagato una miseria. Sono soldi, comunque! E per me è meglio che fare il barista. Anche se come fotografo mi piace di più per la mia anima. Sono arrivato, ho preparato la macchina e ho notato che si era rotta! Sul display durante lo scatto c'erano interferenze, nessuna immagine!!! A-a-a-a-a! Sono tornato a casa. Senza gloria, per così dire. Ecco come vivo. Perché tutto mi va così? Forse perché non considero tutti questi lavori come OPZIONI per me? Mi sembra che sia proprio per questo. Se mi piacesse davvero il settore dei servizi e la realizzazione in esso o nella fotografia professionale, sicuramente le cose andrebbero molto meglio. Non considero che questi settori siano cattivi e che non meritino attenzione. No, certo che no! È solo che sono fatto così. Come? Dai quindici ai vent'anni ero pronto a lavorare ovunque. E ho lavorato in qualsiasi settore capitasse: fabbro, giornalista, guardia giurata, controllore su un treno. Guardiano notturno, elettricista, psicologo in un asilo... e così via – non si può ricordare tutto. In Inghilterra raccoglievo lamponi e fragole, lavoravo in un «Pack-house» (all'imballaggio). In America lavavo camion in un «Car-wash» e lavavo i piatti in un fast food. Non mi importava quasi nulla di quale fosse il settore: accettavo tutto, ovunque ero pronto a mettermi alla prova. Ma, col tempo, tutte queste «prove» hanno smesso di darmi piacere. E hanno persino iniziato a stancarmi. Ma dovevo pur vivere di qualcosa e ho continuato: scrivevo su commissione tesine, diplomi, relazioni, verifiche. Mi occupavo di ricambi auto: compravo, smontavo, rivendevo a pezzi e portavo allo sfasciacarrozze vecchie auto nazionali. Facevo foto a matrimoni e anniversari. Ma noto una cosa in me: più invecchio, più è difficile costringermi. Anche per sopravvivere. Guardi così, e sembra che non ci sia più scelta, ma comunque: testardamente voglio essere solo me stesso. Anche se povero, con le tasche bucate e mezzo affamato. Ma essere me stesso! Disperatamente, e ora fino alla fine, essere solo me stesso! Soprattutto perché la vita è breve. Quanto ho vissuto, se sono fortunato – mi restano altre due volte e poco più. E basta. Non è poi così tanto! Ecco come stanno le cose, ragazzi. Mi sono incontrato brevemente con Kristina – semplicemente, dato che avevo già accettato di andare a fare le foto, avevamo solo un'ora. Ho promesso di richiamare più tardi. Ora chiamo – parte la segreteria telefonica, dice qualcosa in inglese. Non dà nemmeno il segnale di libero. Kristina si è trasferita da noi a Sea Point, ora abita vicino a me. Fantastico! Katyukha lavorava oggi di giorno e la sera è andata con James a un concerto di musica per organo! Che colti, dannazione! Ha chiamato Irinka. È tornata dall'Egitto. Sono stato molto felice di sentirla. Forse ci vedremo più tardi. Gli amici sono una bella cosa! 28 novembre 2008





