Dopo aver letto la guida, mi è venuta voglia di fare una passeggiata in città. Ma non quella solita che faccio spesso, seguendo sempre lo stesso percorso, bensì nella parte vecchia. Cioè, principalmente in centro, ma in luoghi selezionati. La città è enorme, ovviamente non sono riuscito a vedere tutto, ma ho accumulato un sacco di impressioni e ho molto da raccontare. Ho convinto Katya, che ha accettato volentieri. Anche Irinka si è unita a noi come «accompagnatrice». Ricordo quando nel 2005 vagavo con Vitka per San Pietroburgo e siamo entrati per caso in un vecchio portone di uno dei tanti edifici «di quei tempi», all'improvviso ho sentito San Pietroburgo così come la immaginavo quando leggevo i romanzi di Dostoevskij! Mi è tornata in mente «Netočka Nezvanova», che avevo letto circa cinque anni prima. È stata una sensazione del tutto inaspettata ed emozionante, che non avevo affatto pianificato di provare. Ma in quel momento ho capito: non ero venuto a San Pietroburgo invano! Solo per quella sensazione il viaggio era valso la pena. È stato insolito e fantastico provarlo. E oggi, intenzionalmente, per sentire l'Africa «di quei tempi», sono andato in quei luoghi «di cui si può leggere solo nei libri». Ira e Katya non hanno apprezzato la mia iniziativa, erano svogliate e, senza aver percorso nemmeno la metà di quanto programmato con me, sono tornate a casa. Ma io volavo (in senso figurato)! La giornata è stata meravigliosa! Domenica. Silenzio. Il Sudafrica è un paese di paradossi sorprendenti. La gente esce e vive dal lunedì al sabato al massimo (a volte anche solo fino al venerdì). Ma la domenica la città si svuota. Niente venditori in centro, niente gente. La maggior parte dei caffè e dei negozi sono chiusi. E, per me, la domenica è il momento migliore nel centro di Città del Capo. Perché c'è calma. Non ci sono quasi nemmeno le macchine. Passeggia a tuo piacimento, vai in bici in mezzo alla strada. Che libertà! L'importante è non lasciarsi troppo trasportare, perché anche se la domenica ci sono poche auto, ci sono comunque! Osservavo quelle casette carine, ordinate e colorate, e all'improvviso davanti ai miei occhi sono apparse immagini del passato mai viste prima. Ho immaginato come camminasse la gente qui cento o centocinquant'anni fa; come apparissero allora quelle case che oggi sono così carine, curate e davvero «come in un vecchio film». La vecchia Città del Capo mi è piaciuta tanto quanto, se non di più, il suo sobborgo, Simon's Town, dove lungo la strada principale si allineano casette «di quei tempi, ora avvolte da un'aura romantica». Sì, davvero. Si disegna subito un vecchio western africano con casette storte, dai cui balconi si sporgono volti spaventati di persone nere. Erano schiavi che guardavano, torturati e senza aver visto nulla nella vita se non la loro schiavitù. Sulle strade non c'era ancora l'asfalto, per le vie passavano carri sollevando nuvole di polvere: i mercanti trasportavano pesce e altri generi alimentari che emanavano un odore molto intenso (e spesso fetido), che cuoceva al sole. I padroni schiavisti bianchi (colonizzatori europei) andavano e venivano. E non potevano piacere a nessuno: né agli schiavi che torturavano senza pensare minimamente a fermare tutto ciò, né a noi, se immaginiamo di vedere tutto questo in bianco e nero sullo schermo di un cinema. Beh, ovviamente non pretendo di parlare per tutti, ma... 21 dicembre. Sono qui da tre mesi. Il giro di boa.





