Non voglio nemmeno scriverne...
Il 21, domenica, in chiesa tutta la gente ci salutava come se fossimo di famiglia, le nonnine non nascondevano le lacrime, gli uomini ci stringevano forte la mano, le donne ci abbracciavano calorosamente e durante la funzione mattutina il pastore Jay ha letto una preghiera in cui chiedeva per noi un buon viaggio e tante belle cose.
Poi, a casa, facevamo silenziosamente e rassegnatamente gli ultimi preparativi. O meglio, io impacchettavo, avvolgevo e sistemavo con maestria il mare di cianfrusaglie di Kirill, che in qualche modo era riuscito a ordinare da internet, e tutto, senza eccezioni, era molto importante e richiedeva la massima cura durante il trasporto! C'erano lampade super fighe per il suo amplificatore, piroli, una luna, dischi... insomma, avvolgevo ogni cianfrusaglia accuratamente in mutande, magliette, le infilavo e le sistemavo dentro le sue scarpe da ginnastica, insomma, per miracolo tutto è riuscito a entrare nelle sue due piccole borse. Restava un compito più difficile. No, no! Io ero pronta e impacchettata da una settimana prima (quasi tutto il mare di nuove magliette è servito per avvolgere la chitarra), solo che l'amico di Kirill, Lesha, aveva ordinato una chitarra e purtroppo non siamo riusciti a spedirla per posta. Insomma, ci siamo ritrovati il giorno della partenza in due con tre chitarre e il resto dei bagagli. Che fare, decidiamo di avvolgere ciascuna delle sue chitarre al massimo con vestiti e di mettere ognuna nella sua custodia di stoffa, dopodiché abbiamo unito saldamente le due custodie in una sola con l'aiuto di nastro adesivo color acido. È venuta fuori una mega-custodia... e il peso, ovviamente, era quello che era. Il 22 abbiamo pulito velocemente per l'ultima volta la nostra casetta (per dare meno da fare alla nonna, ha la schiena che le fa male), abbiamo salutato le nostre fedeli biciclette che ne avevano viste tante, siamo andati per l'ultima volta in spiaggia. La nonna non si sentiva bene, ma ci ha comunque portati con la sua potente Chrysler bianco neve. Siamo passati a salutare al Root Beer. Alla Greyhound la polizia stava perquisendo un ragazzo, hanno svuotato tutte le sue borse e per qualche motivo non lo trattavano con molto rispetto. Nel suo aspetto c'era qualcosa di arabo. Mi sono sentita a disagio. Non capisco queste cose. Ma questo non è più per questo diario.
Dal bus guardavamo per l'ultima volta la nonna in lacrime e noi stessi... diciamo che non eravamo nel migliore degli umori. Stavamo lasciando la nostra fiaba.




