...l'aeroporto è rimasto lontano alle spalle. Nel minibus faccio conoscenza con due cubani (o meglio, loro con me...) ah, i cubani... di questo parleremo più avanti...;) In un inglese stentato mi chiedono da dove vengo, dico Bielorussia... Bielorussia? Non ne hanno mai sentito parlare... Per tutto il resto del tragitto parlano tra loro in spagnolo, e alla loro conversazione si uniscono a turno prima l'autista e poi gli altri passeggeri del «minibus»... presto tutta la navetta conosce il nome di ciascuno, tutti ridono allegramente, fanno battute (a giudicare dagli sguardi, verso di me...) ah sì, in spagnolo, ovviamente! Tra l'altro, sono arrivata negli USA con la ferma intenzione di migliorare il mio inglese, invece a quanto pare dovrò imparare lo spagnolo... A Miami il 90% parla spagnolo, solo latinos: Cuba (questo, a quanto pare, è esattamente quel 90% =))), Honduras, Nicaragua, Repubblica Dominicana, Messico, Ecuador, Colombia, Portogallo, Giamaica... ma i cubani! I cubani sono tantissimi! Un'ampia scelta, un ricco assortimento... =) Insomma, si può dire che non ero in America, ero a Cuba =))
...nel frattempo il nostro pulmino arriva a Miami Beach, i nuovi conoscenti scendono gradualmente, salutando quelli rimasti nel «minibus» come se li conoscessero da una vita o fossero migliori amici da un'eternità! Persone estremamente amichevoli!! Ecco il mio ostello, pago l'autista, ricevo al volo diversi inviti a passare a trovarli da parte dei passeggeri, attivo il solito «sorridere e salutare» (è sorprendente, ma funziona!! Una cosa estremamente utile) e, stanca ma soddisfatta, mi avvio alla reception...
..reception: buongiorno, vorrei... no, non parlo spagnolo... sì, un'amica ha prenotato per me un posto nella stanza n. 11... no, non ho bagagli, li hanno persi... ricevo la carta magnetica, ed eccomi in camera... Nadya (così si chiama la mia amica) è al lavoro... in camera, a giudicare dai letti occupati, c'è un'altra persona oltre a noi... l'arredamento non corrisponde ai 27$ pagati: due letti a castello, un piccolo frigorifero senza un piede, un armadio per tre, doccia... aria condizionata proprio sopra il letto, senza è impossibile, con quella, tira aria... sto per andare a fare la doccia, la porta si apre e... - eccolo, il meraviglioso momento del ricongiungimento!! Nadya è potuta uscire prima! Siamo felici, ci scambiamo le impressioni... le racconto dei bagagli persi, dobbiamo andare urgentemente a fare shopping...
Eccoci al negozio. A proposito, i negozi a Miami Beach si dividono in due tipi: quelli di marca molto costosi e quelli, non meno costosi, di souvenir, dove si possono acquistare mutandine meravigliose con scritte non meno meravigliose («FBI - fabulous booty inside» - la cosa più decente che c'era lì), oltre a magliette, canotte, cappellini, asciugamani, pantaloncini con dichiarazioni d'amore urlanti, no, CHE URLANO a Miami stesso e a ogni sua parte separatamente! I love Miami! I love South Beach! I love Miami Beach! Compro dei pantaloncini... poi, mi servono le scarpe... AirFrance paga! Entriamo nel primo negozietto che vediamo... E qui incontriamo per la prima volta... un ragazzo che prova tacchi a spillo... Si interessa vivamente se ne hanno di uguali, ma neri... Gli piacciono molto anche quelli rossi, ma in quelli neri si sente più a suo agio, non così (!) provocanti... eh già... entriamo in un altro paio di negozi, compriamo di corsa tutto il necessario - e via all'ostello, sono terribilmente distrutta, la notte in aeroporto e il fuso orario si fanno sentire... domani abbiamo il giorno libero, la proprietaria (del ristorante) ha promesso di portarci in giro per negozi.

