Ciao, mi chiamo Julia, sono stata una partecipante al programma Work and Travel USA nel 2013 e nel 2014. In questo blog vorrei condividere le mie emozioni e la mia esperienza di partecipazione al programma, e sarò sinceramente felice se aiuterà i nuovi partecipanti a sfatare eventuali miti e ad abbandonare i dubbi sul programma, mentre per tutti coloro che sono già stati negli Stati Uniti, a ricordare tutto ciò che hanno vissuto, e spero che alcuni di loro si ritrovino in questo racconto. Inoltre, durante la stesura del blog, confronterò il mio percorso nel programma, per così dire, da Elementary (2013) a Intermediate (2014). Ritengo inoltre necessario spiegare il titolo del mio blog: nei 2 anni di partecipazione ho visitato circa 20 stati e ho sentito parlare di tutti i 50, e in questo periodo ho potuto determinare con precisione che ogni stato possiede la propria identità, cultura, un tratto particolare, ovvero una "sfumatura" esclusiva, quindi sono sicura che ogni partecipante scelga da solo il COLORE DEL PROPRIO CIELO, a seconda di quanto viaggia e di quante miglia ha percorso, rispettivamente.
Ho deciso di intitolare la prima pagina "Intermedia", perché credo che la prima sensazione di essere già in America non nasca quando arrivi al JFK o in un altro aeroporto, ma già quando superi il colloquio all'ambasciata. Quindi:
Elementary (2013): Siamo arrivate con la mia amica a Mosca 2 giorni prima della data fissata, siamo andate in anticipo all'ambasciata, abbiamo guardato e memorizzato dove si trovasse. Al colloquio siamo arrivate comunque 3 ore prima dell'inizio, mentre in metropolitana ripassavamo le probabili domande dei consoli, eravamo terribilmente nervose; va notato che le statistiche di rifiuto nel 2013 erano le più alte di tutta l'esistenza del programma. Aspettando il colloquio all'ambasciata, abbiamo notato una regolarità: se qualcuno riceve un'approvazione, i partecipanti successivi ricevono un rifiuto a quello stesso sportello, quindi abbiamo deciso di metterci una dietro l'altra in fila per non capitare con lo stesso console (sapendo già a quale sportello danno più spesso rifiuti, e sperando mentalmente di non capitare lì). Ed ecco che arriva il nostro turno, in quel momento si apre un nuovo sportello con un console e la mia amica entra lì, letteralmente dopo 30 secondi esce con le lacrime agli occhi, per ironia della sorte ne è uscita così in fretta che ho dovuto andare allo stesso sportello e con la stessa job offer. Preparandomi mentalmente al peggio, mi concentro e inizio a rispondere alle sue domande con un sorriso sul volto (anche se penso che per il nervosismo il mio viso fosse così contratto che era difficile chiamarlo sorriso), dopo una serie di domande standard su nome, offerta e scopo del viaggio, mi pone una domanda (senza mai sorridere):
Console: Quando sei arrivata e cosa hai fatto?
Io: 2 giorni fa e stavo cercando un regalo per mia mamma.
Console: Bene. E cosa hai trovato?
Io: Certo, il miglior regalo per lei sarebbe stato se avessi ottenuto il visto, dato che oggi è il suo compleanno!
Il console mi interrompe: Beh, questo è comprensibile, ma capisci che non dipende interamente da te.
Io: Non sono riuscita a trovare nulla, perché pioveva e non sono riuscita a trovare quello che cercavo.
(Devo dire che mia mamma compiva davvero gli anni quel giorno, ma non stavo cercando un regalo, perché ero sempre impegnata a prepararmi per il colloquio)
Console: Non piove nei centri commerciali, e comunque, cosa cercavi?
Io (E qui nella mia testa si crea un TRIANGOLO DELLE BERMUDE perché dimentico completamente tutte le parole in inglese, e invece dei soliti regali - profumi, gioielli, ecc., sparo): FORNO A MICROONDE!
Che forno a microonde? Cosa sto dicendo? E perché dovrei portarlo da Mosca a Togliatti!!! - penso.
E lì capisco che, forse, il mio console è telepatico perché mi pone la domanda: Perché portare un forno a microonde da Mosca a Togliatti?
Io (è difficile descrivere i miei sentimenti in quel momento, mi sembra di aver pensato a questa domanda un'eternità, ma ho comunque dato una risposta abbastanza adeguata): Possiede caratteristiche speciali, non se ne trova uno così nella nostra città.
Dopo di che, ha fatto un paio di domande in più sui miei piani di viaggio, e il mio visto è stato approved!!!! Ad essere onesta, penso che il console abbia capito che non gli stavo dicendo esattamente la verità, ma comunque non mi ha rifiutato, perché sono riuscita a "uscire da questa situazione".
Ero piena di sentimenti ed emozioni, da un lato, che ce l'avevo fatta, l'avevo fatto!!! E dall'altro lato, ero molto triste per la mia amica, perché sapevo quanto volesse andare negli Stati Uniti, inoltre, questo significava che sarei andata da sola.
Intermediate (2014): Sono arrivata a Mosca il giorno del colloquio, il nervosismo era quasi inesistente, inoltre le statistiche di rifiuto erano molto incoraggianti - praticamente non ce n'erano. Rispondevo alle domande del console in modo consapevole, senza nervosismo, anche se a volte facevo errori grammaticali insignificanti, alla fine anche il mio visto è stato approved. (Le domande erano tipiche: perché hai deciso di andare di nuovo? perché hai cambiato posto? dove prevedi di viaggiare?) Poi, lo stesso giorno, felice, sono partita per il villaggio per aiutare i nonni e non perdere tempo mentre aspettavo il visto (devo dire che è arrivato abbastanza velocemente in 4-5 giorni). In questa fase "intermedia", ciò che ricordo di più è il contrasto, in una settimana sono stata: Togliatti-Samara (un'ora) - Mosca (un giorno) - Penza (un'ora) - Villaggio (3 giorni) - Togliatti (un paio d'ore) - Mosca (un'ora) - New York.

